Pasta ai soldi col pomodoro

Premessa. Questo riportato di seguito non è uno scritto. È una tesina che scrissi per l'esame di economia dell'informazione. Ovviamente sono stato promosso con diciotto e due figure. Scoprite perché...

Domande. Nel mondo di noi consumatori bulimici in cui siamo sempre più spinti ad acquistare tanti prodotti per soddisfare la nostra fame di tecnologia, di moda, di televisione, di informazione, sembra quasi che anche i nostri occhi e il nostro ego abbiano sempre più bisogno di mangiare... denaro.
In questo mondo occidentale qual è la cosa più preziosa? C'è chi dice sia l'identità. Se i soldi fanno l'identità forse abbiamo paura che ci strappino via quello che abbiamo nel portafoglio ovvero i dati personali. E nel mondo consumista non è forse vero che abbiamo paura che ci strappino via da sotto il naso il piatto di pasta con i soldi al pomodoro? E non è forse vero che i soldi, quelli che non si vedono, quelli che sono formati da numeri bancomat, corrispondono ormai ai numeri e alle lettere che formano la nostra identità? La pasta ai soldi con pomodoro assomiglia sempre di più alla nostra l'identità !?

E qui si fonda il problema della sicurezza dei dati, sia che costituiamo una società che ha tanta pasta ai soldi da mangiare, sia che siamo piccoli mangiatori di mezze porzioni al giorno.
Per tenerci stretti il nostro piatto di pasta ci tocca fare i conti con la nostra testa, inventarle tutte purchè gli altri non ci vengano a chiedere una forchettata.
Andrew Odlyzko, docente dell'Università del Minnesota, nel 2003 ad una conferenza sulla criptografia finanziaria, parlando dell'attuale problema della sicurezza elettronica, si è soffermato sul fatto che il problema è principalmente riscontrabile nella gente comune. La stessa gente che ha bisogno di sapere, nella sua testa, che un ponte è sicuro prima di passarci. Però non le importa di quale materiale sia composto il ponte. E Odlyzko parla del secondo aspetto importante. Della sicurezza dei materiali del ponte se ne deve preoccupare l'ingegnere a capo della costruzione, alias gli addetti ai lavori. Completato il ponte, l'ingegnere si incaricherà di produrre una relazione scritta, su quanto è stato fatto, a chi di dovere per renderlo pubblico. Per noi consumatori il ponte può essere fatto anche di plastica, o di qualunque altro materiale, basta che qualcuno che noi reputiamo fonte certa, o la televisione, ci dica che è sicuro.
Odlyzko parla anche di legami deboli e che la sicurezza si calcola su questi legami che sono collegati a loro volta ad altri legami più forti. Statisticamente se su cento persone che si trovano alla stessa tavolata sessanta si fanno soffiare forchettate a non finire da altre tavolate, allora il tavolo ha il sessanta percento di legami deboli. E quindi l'intero tavolo è debole al 60%. Forse la soluzione sta nel sensibilizzare quei sessanta commensali un po' distratti o troppo generosi sul fatto che gli altri tavoli hanno già il loro cibo a disposizione. Il fatto è che siamo in un mondo in cui vi sono sempre più persone che vogliono il loro e quello dell'altro. Ma il diabete non gli fa mai visita? A volte si, a volte no.
Interessante anche per il paragone che Odlyzko fa tra i virus biologici e i virus informatici e di come essi siano differenti solo nella velocità con cui agiscono (quelli nel cyberspace sono più veloci) e nei danni (quelli nel cyberspace sono più massicci) e di come alla fine i rimedi siano simili.
Uno dei rimedi migliori per Odlyzko sono gli speed bumps, o come li traduco io strumenti di prevenzione repentina. Come per esempio mettere qualche salsa che piace solo a noi sul piatto di pasta agli euro per diminuire le probabilità di forchettate estranee.

La sicurezza è nella mente umana. Odlyzko parla di prevenzione, sensibilizzazione e di lavoro di back-end. E il suo pensiero, condivisibile, è che forse è più produttivo diminuire la velocità e l'impatto di attacchi ai propri dati (contenimento), piuttosto che cercare una protezione sicura. Inoltre il suo discorso è principalmente di natura psicologica che fa riflettere sul fatto che ogni persona (addetta ai lavori e non) deve guardare il suo piatto, o i suoi piatti (a seconda della fame) dalle forchettate degli altri. E che un capo tavola che ha cura dei piatti dei suoi commensali potrebbe attuare una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza per contenere gli attacchi, che tanto (afferma Odlyzko) non è mai sicurezza assoluta perchè una falla ci sarà sempre. Esempio: un tipo che chiacchiera con la vicina carina (fonte di distrazione) ci sarà quasi sempre al tavolo e in quel caso ci sarà quasi sempre qualcuno che gli soffierà un po' di pasta.
Pensavo... “sarebbe interessante se una campagna di educazione alla sicurezza fosse fatta dal governo nello stesso modo in cui vengono prodotte le pubblicità delle campagne televisive dei gestori della telefonia mobile (tutta). Forse oltre che fischiettare sotto la doccia l'ultimo motivetto in circolazione canteremo qualcosa tipo la sicurezza è in me!”.

L'informazione. Se come prima portata mangiamo pasta con i soldi al pomodoro, il secondo sarà senza dubbio informazione con patate fritte. E spesso finisce che l'informazione viene fritta con le patate. Perchè più che informarci su come prevenire gli attacchi a quello che consideriamo obiettivo importante, ci informiamo su cosa ha mangiato la nostra attrice preferita, o su cosa ha mangiato quel calciatore di quella squadra che ha vomitato l'anima in campo (non in senso metaforico). Se la sicurezza è nella mente umana, l'informazione è nel buon uso; della mente umana o dell'informazione? Questa è una domanda aperta a qualsiasi risposta. Fatto sta che forse non basta farci dire da qualcun altro che il famoso ponte è sicuro. Aiuterebbe a sentirci più sicuri un'informazione maggiore da parte nostra.

Economia e sicurezza. L'informazione sulla scena dell'economia assume una rilevanza importante, è decisiva. Questo è indiscutibile. L'informazione ormai si vende come il pane. E proprio come il pane, l'informazione viene a volte fabbricata e a volte resa disponibile. Le aziende media lo sanno, i consumatori un po' di meno. Mia nonna proprio no. L'altro giorno sono andato da lei (grande consumatrice di quotidiani) e le ho chiesto a che cosa servisse la televisione secondo lei. Mi ha dolcemente risposto che serviva per informarci (in parte vero), per divertirci (in parte vero) e per rilassarci (in parte vero). Ed è proprio quel “in parte vero” che rimbombava nella mia testa che mi faceva riflettere. Oltre al fatto che mia nonna ignorava, dolcemente, il fatto che le sue convinzioni non erano del tutto esatte.
Le convinzioni. Forse è proprio questo che fa muovere il consumatore nel mondo dell'economia di mercato. Questo prodotto è meglio di quello (la pubblicità dice che...), quel telegiornale ha notizie migliori (perchè il direttore è...), quell'azienda è leader (perchè si sono avute buone esperienze, senza sapere che il nostro vicino di casa ha avuto guai con la stessa marca...).
Queste appena descritte sono banalità, ma ciò non toglie che il nostro libero arbitrio e le nostre scelte siano facilmente influenzabili.
È stato pochi giorni fa che mi sono accorto (forse in ritardo) che le pubblicità sono piene di belle frasi filosofiche o romantiche del tipo “comincia ogni giorno con un gesto d'amore...”, bella... peccato che la frase continui con “... mangia il ***!”. Non che mi dispiaccia, un po' di filosofia spicciola può essere anche piacevole, però la mia vicina di casa con i suoi ottanta anni suonati si ricorda il prodotto. E lo compra. Anche se costa il doppio.

Libero arbitrio di lasciarsi informare e di lasciarsi influenzare. Meno male che sui prodotti (commestibili) siano obbligatori gli ingredienti. Così siamo sicuri di quello che mangiamo... peccato che le etichette informative non siano obbligatorie anche sui giocattoli per bambini (secondo una ricerca di Greenpeace “i giocattoli sono pieni di veleni utilizzati nella plastica e che alla fine vengono assorbiti dal sangue. Veleni che si chiamano ftalati, alchilfenoli, muschi sintetici, tutti responsabili in larga misura di danneggiare fegato, polmoni, apparato digerente e soprattutto di determinare la sterilità maschile. Su dodici campioni di giocattoli raccolti da Greenpeace, le concentrazioni di sostanze nocive - composti organostannici, nonilfenoli e ottifenoli etossilati - sono elevatissime: fino a 327 milligrammi per chilo il muschio sintetico e 580 milligrammi per chilo il nonilfenolo”. Articolo apparso sul giornale on-line www.corrieredellasera.it del 29 aprile 2005).

Non esisterà mai la sicurezza assoluta, ma è possibile comunque ridurre statisticamente gli attacchi. Praticamente auto-sicurezza e controllo della propria linea aerea dalle forchette nemiche. Inutile cercare la formula magica, afferma Odlyzko. Neanche una salsa molto piccante renderà sicurissimo il nostro piatto, perchè ci sarà sempre qualcuno a cui piacerà il piccante...

E la firma digitale? E la firma sul fax? E il nostro numero di carta di credito sbandierato ai quattro fax e alle quattro e-mail? Sul sito www.ansa.it il giorno 12/05/05, in occasione dell'apertura del Forum PA 2005 a Roma, è stato pubblicato un articolo dal titolo Pubblica Amministrazione: l'informatica contro gli sprechi. Una parte dell'articolo, parlando di facilità di interfaccia tra utenti e Pubblica Amministrazione, recita:

“Per la maggioranza degli italiani una pubblica amministrazione piu' efficiente si realizza con meno sportelli e piu' strumenti di accesso a distanza. E' uno dei risultati dell'indagine ''Cittadini digitali'', presentata stamattina (12 maggio 2005), da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, nel corso del Forum P.A. Nel 2005, per la prima volta, i cittadini che chiedono piu' accesso a distanza sorpassano quelli che preferiscono avere piu' sportelli sul territorio, magari con orari prolungati. Il 26% vorrebbe una diffusione maggiore di call-center, il 14% chiede informazioni tramite Tv e il 13% via Internet. Nel 2005 aumenta anche la conoscenza e l'uso di alcuni strumenti innovativi, come il borsellino elettronico, i sistemi di voto elettronico e la firma digitale. Tra i servizi on line della P.A., quelli che gli italiani ritengono piu' utili sono le informazioni sui servizi locali, sugli enti pubblici e sulle procedure amministrative. La ricerca del Censis fornisce inoltre un quadro degli utenti dei siti Internet della pubblica amministrazione: i dipendenti pubblici visitano piu' frequentemente i siti dei ministeri, i dipendenti privati e gli studenti si collegano agli enti pubblici (come l'Inps o le universita'), infine i liberi professionisti visitano piu' spesso le pagine web dei loro Comuni. Il Censis fornisce anche dati che fanno comprendere la necessita' di innovazione della pubblica amministrazione: dal 1996 il numero di utenti di Internet e' passato da 0.36 a 20 milioni; il 69% sono giovani sotto i 29 anni, l'89% sono studenti (mentre le categorie meno abituate alla rete sono i pensionati, con il 14.8%, e le casalinghe, con l'11.1%). La maggior parte degli utenti di Internet si connette per ricercare informazioni sui siti e per usare la posta elettronica, ma sono aumentati nel 2005 quelli che partecipano a forum e mailing list e scambiano file multimediali”.

Per non saper né leggere e né scrivere penso che tutti noi vorremmo capre e cavoli. Poi ci lamentiamo che abbiamo poche capre. Poi ci lamentiamo che abbiamo pochi cavoli. Poi ci lamentiamo che abbiamo solo le capre e non i cavoli. Poi ci lamentiamo di avere i cavoli, ma non le capre. Ma ci lamenteremmo anche quando avremo molte capre e molti cavoli.
Il giusto, come pensa Odlyzko, forse è a metà, nell'equilibrio tra i rischi e i benefici. Sta allora al nostro buon senso trovare la giusta dose di pasta da mangiare al giorno, in altre parole trovare il giusto equilibrio tra aspirazioni legittime e risultati ottenuti.
E se nascessero aziende di dietologi di risorse che offrono consulenza su come trovare quest'equilibrio?